Compositore
italiano (Palestrina – Roma 1525 circa – Roma 1598).
Allievo forse dei francesi Robin Mallapert e Firmin
Lebel, dopo essere stato maestro dei cori e organista
nel duomo della sua città natale, fu nominato
maestro della Cappella Giulia in San Pietro nel 1551
e nel 1554, per volere di Papa Giulio III, cantore della
Cappella Sistina benché in contrasto con il regolamento
che non ammetteva musicisti sposati. In questo stesso
anno (1554), fu stampato il suo primo libro di messe,
dedicato al Papa. Ma con l’avvento di Paolo IV e il
ripristino di una più severa disciplina, P. dovette
lasciare il posto in Vaticano. Nel 1571, alla morte
di G. Animuccia, riprese la direzione della Cappella
Giulia in san Pietro, che mantenne per il resto della
sua vita, circondato dalla stima universale (papi e
sovrani si contendevano le sue composizioni). L’opera
di P., volta quasi interamente al genere vocale sacro,
costituisce la più alta sintesi stilistica delle
esperienze compositive precedenti e contemporanee e
il culmine espressivo della polifonia rinascimentale
sacra. Essa comprende 130 messe da 4 a 8 voci, tra cui
la Missa
Papae Marcelli (1567), sei libri, più
di 400 tra mottetti ed altre composizioni in stile di
mottetto: 42 salmi, circa 120 madrigali spirituali e
profani. |