Maria Iacovuzzi - contralto |
E penso, forte di questa esperienza iniziata nel novembre 2006, che il canto corale dovrebbe entrare come disciplina nella scuola perché aiuta moltissimo all'ascolto di sé, al rispetto degli altri, delle regole del gioco, ad assumersi delle responsabilità. Se poi a questo si aggiunge il fatto che i repertori del canto corale aprono le porte alla conoscenza della cultura italiana e internazionale, l'introduzione nella scuola risulta per me indispensabile, e spero il maestro sia d'accordo. Cantare è un po' come mettersi a nudo davanti al mondo: puoi essere timido, sfrontato, esagerato, ma sempre te stesso, senza possibilità di mentire. E se la voce da sola rivela molti aspetti nascosti di una persona, figuriamoci il canto! Quando si canta si parla di sé, senza altre parole se non quelle proprie del canto. Cantare in un coro è quindi una buona pratica per tirare fuori il meglio della propria personalità, per raffinare lo spirito e colorarlo con tutte le tinte emozionali che la musica offre a pretesto. Tutto ciò, con un pizzico di attenzione e di cura agli altri che ti stanno intorno, per provare alla fine anche il brivido del risultato "corale "che ti manda in estasi. Concludendo, il coro per me è una palestra in cui esercitarsi nella ricerca (della voce, della musica, della bellezza, del sé interiore, della relazione con gli altri), una discoteca dove ascoltare e fare musica " colta", in sintesi uno spazio "prezioso" dove ciò che deve accadere (l'esecuzione polifonica di un brano musicale), dopo un provare e un riprovare, "miracolosamente"* accade. * ( sostituire all'avverbio :maestro Carmine Catenazzo ).
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dicono di me... |
Grazia Racioppa - Ammiro molto di Maria: la sua calma, il suo essere sempre disponibile al confronto costruttivo, il suo modo di essere socievole con tutti, la sua cultura. Una persona dalle mille sfaccettature, sempre attenta e partecipe a tutto quanto fa di "un" coro il "nostro" coro.
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