Non si conosce con
esattezza la data di fondazione, ma si pensa possa risalire
al XIII secolo. E’ interamente scavata nella roccia
e completata da una facciata in muratura costituita
da conci di tufo, costruita nel 1755. Questa presenta
tre portali, il maggiore dei quali è sormontato
da un rosone quadrilobato, inscritto in un fastigio
semicircolare. Gli altri due invece, presentano una
semplice finestra circolare. Il campanile, a più
ordini terminanti in una cuspide, si staglia in posizione
avanzata rispetto al portale sinistro.
Della cripta originaria,
ampliata nel corso dei secoli fino ad assumere la forma
attuale, è visibile la parete absidata della
navata centrale, in seguito adibita a luogo per sepolture
di privilegio.
L'interno presenta
tre navate separate da sei rozzi pilastri quadrangolari
collegati da arcate a tutto sesto e presenta tracce
delle ristrutturazioni avvenute nel XV e nel XVIII secolo.
Le pareti delle navate
laterali sono movimentate da nicchie, nelle quali trovano
posto edicole ed altari. All'altezza del secondo altare
della navata di destra si apriva una cappella, occultata
poi durante il '700 ed adibita ad ossario, che conserva
ancora un ciclo di affreschi databili al XVI secolo,
in parte recuperati durante i lavori di restauro degli
ultimi anni: Santa Caterina d’Alessandria, un’Annunciazione,
San Canione, Sant’Agostino, un cavaliere (Sant’Eustachio?),
San Vito, un Santo Vescovo.
Il soffitto è
caratterizzato da volta a vela sottolineate da semplici
nervature.
I lavori di restauro,
oltre a restituire dignità alla più grande
chiesa rupestre dell’abitato (misura m 23,40 x m. 11,40),
hanno permesso anche il recupero delle cripte
che, scavate profondamente nella roccia, si diramano
al di sotto della pianta basilicale.
Il patrimonio artistico
di questa chiesa ha subito gravi perdite a seguito dell'abbandono avvenuto negli anni '50: da pubblicazioni
dell’epoca, infatti, apprendiamo che il corredo pittorico
e scultoreo della chiesa comprendeva, oltre alla Madonna
delle Grazie, al bassorilievo della Trinità ed
ai resti dell’Annunciazione oggi visibili, un notevole
altare della Crocifissione, sotto il quale era ubicato
un “Cristo nel sepolcro” oggi non più in loco.
Le pale degli altari ed il fonte battesimale riecheggiante
motivi romanici, assieme ad un Crocifisso ligneo del
XVI secolo, sono invece stati provvidamente trasferiti
nella vicina chiesa di Sant’Agostino, salvandoli dagli
atti vandalici cui sono state soggette le sculture rimaste
e gli altari stessi, nei lunghi anni di abbandono.
NOTE
Dai testi storici apprendiamo
che, sull'altare maggiore, era esposta la tela dell'Incoronazione
della Vergine, opera del materano G. D. Oppido; la statua
della Madonna delle Grazie, è stata attribuita
a Stefano da Putignano.
Secondo una
tradizione orale la campana originaria, sostituita nel
1700, era marcata con una "M" che probabilmente
ricordava l'epoca della fusione: l'anno Mille. La chiesa
ha avuto, nel corso dei secoli, una notevole importanza
rivestendo le funzioni con il titolo di Abbazia di S.
Pietro Barisano.
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