Chiamato conservatorio
di Santa Maria della pietà, ebbe le sue origini
nel 1594 ad opera del cappuccino fra Matteo del Cilento
che, con i proventi di elemosine e di donazioni, acquistò
una serie di case e stanze, alcune di proprietà dell’antica chiesa di S. Eustachio, ancora
adibita al culto, iniziando la costruzione del conservatorio.
Con la successiva trasformazione in monastero, vi si
ospitarono anche venti povere zitelle che vivevano con
i proventi delle elemosine e con i lavori di ricamo
e di altre manifatture, tanto da trarne, con il passare
del tempo, anche un benessere economico. Il frate don
Pietro Sanità, che aveva sostentato per anni
il conservatorio con donazioni in denaro e in natura,
nell’anno 1603 con testamento destinò ad esso
tutti i suoi beni (un patrimonio di circa venticinquemila
ducati suddivisi in mobili, immobili, terreni, e denaro
liquido). Il conservatorio con tale inaspettata ricchezza
acquistò le tenute di “Gravina di Timmari” e
Torre Noia, oltre ad un fondo della Gravina nella zona
della Martella dove costruì una struttura agricola
di grande importanza nota come la ”Masseria delle Monacelle”.
Nel frattempo entrarono nel conservatorio monache di
buona famiglia, educande e ragazze nobili, per un numero
di circa cento persone.
Nonostante le ricchezze
del conservatorio, però, con gli anni la situazione
economica divenne sempre più precaria poiché don Pietro Sanità aveva posto nel testamento
una clausola che permetteva a tutte le discendenti della
famiglia Sanità e Spinazzola di dimorare nel
conservatorio con trenta zitelle senza pagare la dote
annuale, mentre le donne che volevano entrare nel monastero
avrebbero dovuto pagare una dote di duecentocinquanta
ducati. Questa grave situazione causò la vendita
di tutte le proprietà del Sanità, tanto
che il conservatorio cadde in miseria. Allora fu convocato
il sacro consiglio che per evitare altre vendite aumentò
le rette annuali da duecentocinquanta a trecento ducati,
oltre a togliere il privilegio ai familiari del Sanità.
Questa nuova situazione incrementò l’ingresso
di monache che, oltre la retta, portarono in dote oro,
argento e molti contanti; altre entrate si ebbero dalle
masserie che producevano prodotti della pastorizia e
della campagna oltre alle manifatture; a questo si aggiunsero
i proventi dei prodotti interni al conservatorio (ricami
ecc.). La nuova situazione economica permise nel 1647
l’ammodernamento della chiesetta annessa al conservatorio.
Nel 1730 venne invece edificata la nuova chiesa, ampliata
occupando parte della pubblica via: in quest’occasione
venne aperta una porta verso l’esterno, mentre l’interno
fu abbellito di buoni altari in marmo e oro dono dei
frati benedettini di Montescaglioso; nel 1786 la nuova
chiesa fu dotata di paramenti sacri, calici di argento
e oro, candelieri e campane sul campanile. In origine
dedicata a S. Maria della Pietà, essa fu in seguito
dedicata a S. Giuseppe, nome che porta tutt’ora. Nel
1731 il monastero dell’Annunziata vendette al conservatorio
la chiesa ipogea di S. Eustachio ormai diruta.
L’attività del
conservatorio continuò fino all’unità
d’Italia quando, con le leggi eversive del 1866, tutti
i beni ecclesiastici e laici passarono allo Stato. Con
la legge Crispi il conservatorio divenne congregazione
di carità dove venivano accolte le fanciulle
povere della città perché ricevessero
istruzione fino ai ventun anni di età. Le fanciulle
vennero soprannominate “le Monacelle”, nomignolo che,
con il tempo, rimase in eredità al conservatorio.
La gestione rimaneva sempre alla congregazione di carità
con una direttrice laica mentre le suore erano governate
da una superiora scelta dalla congregazione della famiglia
carità e occupavano una piccola parte del conservatorio.
All’inizio del novecento fu adibito a orfanotrofio femminile
gestito dall’E.C.A. e diretto dalle Suore Riparatrici
del Sacro Cuore. In seguito si istituì una scuola
elementare e materna, in attività fino alla soppressione
degli enti di beneficenza alla fine degli anni settanta.
Le ultime suore rimaste furono trasferite ad altra sede,
la scuola chiuse e il conservatorio rimase abbandonato
fino al 1998 quando, con i fondi del Giubileo, si realizzò
il progetto di restauro e di rifunzionalizzazione dell’intero
complesso.
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