Fu edificata nel 1248
dai minori conventuali sull’esistente monastero ipogeo
dei SS. Pietro e Paolo. Durante i secoli subì
numerosi cambiamenti, quasi tutti testimoniati all’interno
della chiesa. La facciata, in tardo ma dignitoso Barocco,
assume questa posizione ortogonale all’originale ingresso
in occasione dell’ampliamento della chiesa effettuato
nel XVII secolo. Reca nel timpano centrale la statua
dell’Immacolata ed ai lati le statue dei SS. Francesco
d’Assisi e Antonio da Padova. L’interno rimase pressoché
immutato fino al 1670, epoca del più radicale
cambiamento voluto da Mons. Lanfranchi. L’unica variazione
di rilievo precedente a tale data fu l’aggiunta delle
cappelle laterali: quelle di destra (inizio XVI secolo)
si crearono riducendo l’aula della chiesa, quelle di
sinistra (fine XVI secolo) inglobando parte dell’adiacente
chiostro. Furono tutte poste sotto il patronato delle
famiglie nobili di Matera, che acquisivano il diritto
di porvi le loro tombe (sono oggi ancora visibili).
Nonostante il radicale cambiamento in stile Barocco
affiorano lacerti di affreschi testimonianti il primitivo
aspetto: uno stralcio si nota sulla porta che conduce
all’attuale sagrestia, un intero ciclo (XIV) venne recuperato
dietro il coro ligneo (XVIII), in occasione della rimozione
dello stesso per il restauro; ancora, dietro la pala
dell’altare dell’Immacolata, emerse l’affresco di un
volto di Madonna. Nella cella campanaria, che reca tracce
evidenti dell’originario portale d’ingresso murato,
sono visibili affreschi riproducenti: S. Antonio, S.
Vito (XIV), S. Rocco (XVI). Vi è anche un sarcofago
eretto da Tovarelli.
Alla redazione trecentesca
della chiesa appartengono anche le capriate lignee decorate
che sostengono il soffitto e che oggi sono celate dal
soffitto in laterizi dipinto da Vito Epifania (1934),
che a sua volta ha sostituito il soffitto in legno voluto
da Mons. Lanfranchi. Notevoli sono i pannelli posti
sulla cantoria, attribuiti a Lazzaro Bastiani (1600).
Sulla destra vi è ancora il pulpito in legno
del 1670. Nella chiesa si conservano splendidi esempi
di arte scultorea: nella prima cappella di sinistra
un’imponente statua di S. Francesco Glorioso in massiccia
pietra policroma (XVI); nella cappella omonima al centro
dell’imponente alzata dorata S. Antonio da Padova, anch’esso
in pietra policroma (XVI); Nella cappella successiva
ancora una statua in pietra policroma (XVI) raffigurante
la Madonna col Bambino. Bella
la statua in legno di S. Antonio e suggestive le statue
dell’Immacolata e dell’Addolorata.
Sotto la chiesa è
ancora visitabile l’antica cripta dei SS. PIETRO E PAOLO: faceva parte di un
ampio monastero ipogeo sormontato, come molti altri,
da una vasta necropoli, venuta alla luce pochi anni
orsono durante i lavori di sistemazione di P. ZZA S. FRANCESCO. Con la costruzione
della chiesa di S. Francesco la cripta divenne un sepolcreto:
solo da pochi anni è stata liberata e resa visitabile.
In essa si distinguono due cavità affiancate,
sul cui soffitto sono visibili dei cerchi concentrici
scavati in funzione di cupole. Nella prima cavità
c’è una nicchia con arco parabolico, la seconda
termina con una cavità absidale. Notevoli gli
affreschi, in non buonissime condizioni a causa dell’umidità
dovuta all’ambiente sempre chiuso: nel primo vano S.
Vincenzo, nell’abside del secondo Madonna con Bambino
in trono, piuttosto malconcia, affiancata dagli Arcangeli
Gabriele e Raffaele che, in preziosi abiti, reggono
un incensiere. Subito accanto un affresco che secondo
la tradizione locale raffigura la visita del Pontefice
Urbano II a Matera: oltre al Pontefice sulla sinistra,
benedicente con il pastorale a “tau”, sono raffigurati
l’Abate Stefano che ospitò il Pontefice nel suo
Monastero (S. EUSTACHIO, in rupe, nei pressi
della Cattedrale) durante il soggiorno prolungatosi
per ben sette mesi, e una Madonna orante.
|