Attualmente intitolata
a Sant’Agostino, la chiesa pare sia sorta su un’altra,
eretta nel 1594, e dedicata a Santa Maria delle Grazie,
a sua volta derivata dall’ampliamento e rifacimento
della chiesa rupestre di San Guglielmo da Vercelli (XIII
sec.) costruita, all’epoca,
su uno sperone roccioso e a picco sul torrente Gravina.
La stessa chiesa di
Sant’Agostino, nel corso degli anni, ha subito trasformazioni,
in particolare in occasione del terremoto del 1734,
quando si decise, fra l’altro, il suo allungamento ed
ampliamento. La definitiva struttura architettonica,
che oggi si può ammirare, risale al 1750, anno
in cui venne consacrata dall’Arcivescovo Mons. Antinori
(come si rileva dall’iscrizione posta sull’ingresso
della sagrestia).
La facciata è
un pregevole esempio di architettura settecentesca.
Tutti gli spazi sono ritmati da un fascio di lesene
e cornici marcapiano. Al centro spicca la statua di
Sant’Agostino; ai lati i SS. Pietro e Paolo;
in alto, un’altra statua di Santo Vescovo, tutte databili
al XVIII sec.
L’interno è
a croce latina e si sviluppa in un’unica navata, con
pilastri compositi e cupola emisferica mascherata, all’esterno,
da un’originale lanterna. Le pareti sono completamente
decorate con stucchi bianchi e ritmate da altari laterali,
alcuni in tufo, altri in marmo.
Entrando, sulla sinistra,
il primo altare reca dipinta
una Crocifissione di autore ignoto del XVIII secolo;
proseguendo, l’altare dedicato alla Madonna delle Grazie
(1595), il cui affresco proviene probabilmente dall’antica
chiesa cinquecentesca.
Tra il secondo ed il
terzo altare si erge il pulpito ligneo, databile attorno
al XVIII secolo, mentre il terzo altare reca una tela
del XVIII secolo raffigurante la Madonna delle Grazie assieme
a Santi.
Anche nella navata
destra troviamo un altare dedicato alla Madonna delle
Grazie, quindi un altare dedicato alla SS: Trinità,
ed un ultimo ancora dedicato alla Madonna delle Grazie.
Pregevoli sono le due
acquasantiere (XVIII sec.), il fonte battesimale (XVII
sec.) ed il Crocifisso ligneo collocato sull’altare
maggiore, databile XVI secolo. Questi ultimi due pezzi
provengono dalla vicina chiesa di San Pietro Barisano.
Nella sagrestia sono
custodite diverse tele, tra cui spicca una icona del
XV secolo raffigurante una Madonna con Bambino, provenienti
da chiese vicine ormai sconsacrate, quali San Pietro
Barisano, Santa Maria delle Grazie e l’antico convento
agostiniano.
Dietro l’altare maggiore
un discreto coro ligneo del ‘700 e, ad una certa altezza,
un organo a canne del 1770, restaurato dal restauratore
materano Nicola Canosa e di recente inaugurato.
Dalla sinistra dell’altare
maggiore si accede a ciò che resta dell’antica
cripta di San Guglielmo, che la tradizione vuole costruita
dallo stesso Santo vercellese nel XIII secolo, durante
una visita a San Giovanni da Matera. Sopravvivono ancora
resti di affreschi seicenteschi: una SS. Trinità,
una Madonna; sono inoltre visibili le prime tracce di
sviluppo della chiesa di Sant’agostino.
Adiacente alla chiesa,
l’antico convento dei Padri Agostiniani, fondato nel
1593 e famoso per aver ospitato, tra il 1761 e il 1798,
il Capitolo Generale dell’ordine Agostiniano. Dimesso
il convento, i locali ebbero usi diversi, come quartiere
delle truppe, carcere per prigionieri di guerra, ricovero
per sfollati.
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