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Il restauro degli organi antichi

a cura di

Nicola Canosa

 

 Il restauro degli strumenti musicali costituisce una disciplina a sé stante nell’ambito del restauro di beni storico-artistici; la sua peculiarità è data dal fatto che in questo caso l’intervento non è limitato alla conservazione materiale dell’oggetto, ma anche al ripristino (laddove possibile) della funzione sonora. Pertanto il recupero di un organo storico è sempre un intervento multidisciplinare che richiede una sommatoria di competenze: artigianali (conoscenza delle antiche tecniche di lavorazione del legno e dei metalli), tecnologiche, storiche, geografiche, musicali. Si tratta insomma di riportare in vita un oggetto appartenuto ad una civiltà musicale non più esistente nel tentativo di avvicinarsi il più possibile a quel “suono storico” in apparenza perduto per sempre.

 

Il restauro tipico di un organo antico si svolge in diverse fasi:

1 - lo strumento viene anzitutto smontato nei suoi componenti principali e trasportato in laboratorio. Qui si effettua la pulitura dei singoli elementi, il consolidamento delle parti lignee compromesse dal tarlo, la disossidazione delle parti metalliche, la sostituzione delle guarnizioni in pelle, la rimessa in forma e saldatura delle canne. Queste ultime sono oggetto di particolare attenzione in quanto principali responsabili dell’emissione sonora; un serio intervento di restauro filologico comporta uno studio attento del materiale fonico pervenuto, al fine di scorgere il maggior numero possibile di tracce relative alle caratteristiche foniche originarie e agli interventi di alterazione delle stesse che possono essere sopraggiunti nel corso dei secoli successivi. Problema ricorrente nel restauro di organi antichi è infatti quello di individuare la presenza di stratificazioni storiche successive e di ravvisarne il valore; non sempre è auspicabile un puro e semplice ritorno all’originale, laddove vi sono elementi recenziori la cui qualità non è sottovalutabile o laddove il ritorno all’origine è reso impossibile dall’esiguità delle tracce. Da questo punto di vista ogni restauro costituisce un caso a sé.

2 - Le operazioni finali del restauro consistono nel rimontaggio dello strumento, nella fase fondamentale del recupero dell’intonazione e nell’accordatura. Un intonatore attento al dato storico cercherà il più possibile di rispettare il materiale fonico che ha per le mani, lasciando affiorare le caratteristiche di intonazione originali, “leggendo” sulle canne gli interventi posticci e soprattutto mettendo il più possibile da parte la propria personalità per immedesimarsi in un mondo sonoro lontano.

Problema strettamente connesso a quello del restauro degli organi storici è quello della loro fruizione; è auspicabile un sempre maggior utilizzo di tali strumenti, sia per fini liturgici che concertistici. Perché il restauro possa dirsi realmente riuscito è necessaria la sensibilizzazione e la collaborazione di tutta la comunità che ruota intorno allo strumento e che da sola ne può garantire la vitalità.

 

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