Situazione antecedente il restauro
Il manufatto allo smontaggio si presentava al limite della restaurabilità: era infatti privo di tutte le canne metalliche interne, mentre sopravviveva un ristretto gruppo di canne di facciata in stagno e la quasi totalità delle canne di legno. Fortunatamente in buono stato di conservazione si trovavano gli altri elementi: il crivello, i cui fori si rivelavano utili per il ritrovamento dei diametri delle canne interne, i somieri, le meccaniche della tastiera e dei registri, la pedaliera, i tre mantici, la portaventeria. Non originale si è rivelata purtroppo la tastiera dello strumento, di stile pianistico, firmata Camillo Liguori e databile alla fine del sec. XIX. Totalmente assente la meccanica di collegamento della tastiera al somiere delle canne di legno. Complessivamente il manufatto si presentava impolverato, le parti lignee discretamente attaccate dal tarlo, quelle metalliche piuttosto ossidate.
Descrizione degli interventi effettuati
Lo strumento è stato completamente smontato, imballato e trasportato in laboratorio. Tutte le parti lignee sono state disinfestate, smontate e pulite a secco, per mezzo di pennelli di varia consistenza, e a umido con spatole e spugnette. Per le puliture a umido si è utilizzata esclusivamente acqua cercando di bagnare il meno possibile i pezzi.
I somieri sono stati aperti completamente, puliti e disinfestati; le parti tarlate sono state consolidate e stuccate ove necessario. Si è proceduto alla rimessa in piano delle superfici e alla sostituzione delle vecchie pelli di guarnizione, ormai logore e secche, con nuove in scelta pelle di montone. Lungo della carta applicata all’interno del somiere maestro è stata ritrovata una lunga iscrizione contenente la data del 1749 e la firma di Pietro De Simone. Viene così destituita di fondamento l’attribuzione dello strumento a Biaso Liguori di Montemurro, come vorrebbe un’iscrizione a matita; è chiaro invece un intervento di manutenzione della famiglia Liguori alla fine dell’800, al quale come detto va fatta risalire la ricostruzione della tastiera. Di notevole interesse risulta inoltre la carta da musica applicata sul fondo di entrambi i somieri per chiudere i canali: si tratta di frammenti di cantate per voce sola (in chiave di soprano) e basso continuo, uno dei quali intitolato ‘Cantata del Sig. Fran: co Mancini’, nome a cui corrisponde quello di un musicista operante a Napoli nella prima metà del sec. XVIII. Tali frammenti cartacei sono stati asportati con acqua calda e i canali del somiere richiusi con pelle di montone.
Delle 23 canne antiche in stagno presenti, tutte affette da corrosione avanzata, sono state restaurate le prime 10; le restanti, sbriciolate in più punti e troppo friabili, sono state rilevate nelle misure, utilizzate per la ricostruzione di nuove canne in stagno e quindi accantonate. Per la ricostruzione dei diametri delle 423 canne interne in piombo mancanti fondamentale è stato il rilievo dei diametri del crivello; per la definizione di altri parametri è stata fondamentale l’attribuzione al De Simone e quindi il confronto con altri strumenti costruiti dall’organaro barese.
Le canne di legno sono state pulite e disinfestate; si è provveduto alla riparazione delle fessure e degli spacchi facendo uso di colla animale, pelle e Araldite SV427; si sono rincollati i labbri e i piedini distaccati; si è ripristinata l'altezza originaria dei suoni per mezzo di allungamenti e lastrine di piombo sulla sommità dei corpi. Sono state ricostruite due canne mancanti.
I tre mantici a cuneo sono stati aperti, spellati, puliti e disinfestati; le parti tarlate sono state consolidate oppure sostituite se troppo compromesse. Si è quindi passati al reimpellaggio: pergamena nelle pieghe interne e pelle ovina a concia naturale in quelle esterne, secondo quanto riscontrato in origine. Le stanghe di azionamento e i portaventi sono stati puliti, trattati con antitarlo e stuccati.
I pomelli, tiranti e catenacci che compongono la meccanica dei registri presentavano un discreto livello di ossidazione; si è provveduto alla disossidazione tramite spazzole metalliche e protezione alla superficie mediante un convertitore di ruggine.
Una volta constatata l’impossibilità di mantenere sullo strumento la tastiera del Liguori, eccessivamente lontana dallo stile dello strumento e del tutto inadatta all’esecuzione di musiche del sec. XVIII, si è provveduto alla progettazione e quindi alla ricostruzione di una tastiera stilisticamente coerente (vedi figura); a tale scopo sono state analizzate le misure e le caratteristiche di alcune tastiere superstiti in organi settecenteschi di Puglia e Basilicata; si è prestata attenzione particolare ai due positivi di S. Domenico e S. Pietro di Molfetta e all’organo da muro di S. Domenico di Ferrandina.
La pedaliera è stata pulita, disinfestata e stuccata ove necessario; sono state effettuate integrazioni a legno in corrispondenza di zone lacunose. I pedali e il telaio sono stati protetti con gommalacca. Le molle in ferro sono state ricostruite; il collegamento alla tastiera è stato effettuato tramite fettuccia bianca.
La catenacciatura della tastiera è stata disossidata completamente e protetta alla superficie con convertitore di ruggine; le parti lignee sono state pulite e disinfestate. La tiranteria della tastiera è stata ricostruita in listello di legno come riscontrato nelle meccaniche antiche di altri grandi organi antichi da muro. E’ stata inoltre ricostruita, poiché assente, la meccanica di collegamento della tastiera alla basseria, costituita da rulli in legno rotanti con alle estremità braccetti in ferro battuto a mano
Sulla cassa dello strumento, a sinistra della tastiera, sono visibili due levette a incastro che comandano il vento relativo a due effetti speciali: una zampogna, conservata e restaurata, e un’uccelliera ricostruita. E’ inserito invece direttamente tra i pomelli dei registri il comando di un tamburo a 2 canne.
Tutti gli elementi sono stati trasportati in chiesa dove si è proceduto al rimontaggio; si sono portate quindi a compimento le fasi finali dell'intonazione e dell'accordatura.