Il restauro eseguito da Nicola Canosa

 

Situazione antecedente il restauro

Il manufatto, datato 1785, si presentava allo smontaggio in stato di totale abbandono e privo di qualsiasi funzionalità ma fondamentalmente coerente e completo dei suoi elementi costitutivi: somiere maestro e di basseria, tastiera, pedaliera, due mantici a cuneo, portaventi, meccaniche dei tasti e dei registri, canne lignee e metalliche. Queste ultime si presentavano variamente deformate ed ammaccate, tagliate in sommità per impropri interventi di accordatura, ma originali e presenti all’80-90% quelle interne in piombo, totalmente presenti quelle di basseria in abete e di facciata in stagno; queste ultime ricoperte da vernici ad argentone sui corpi e color rame sui piedi. In non buono stato di conservazione versava il crivello, collassato in diversi punti e pesantemente alterato per via di interventi recenziori; del tutto privi di funzionalità i mantici e i somieri, le cui pelli secche e consunte non assicuravano alcuna tenuta del vento, alquanto attaccati dal tarlo tutti gli elementi lignei, piuttosto ossidate le parti metalliche relative alla catenacciatura dei tasti e alla meccanica dei registri.

 

Descrizione degli interventi effettuati

Lo strumento è stato completamente smontato, imballato e trasportato in laboratorio. Tutte le parti lignee sono state disinfestate, smontate e pulite a secco, per mezzo di pennelli di varia consistenza, e a umido con spatole e spugnette. Per le puliture a umido si è utilizzata esclusivamente acqua cercando di bagnare il meno possibile i pezzi.

 

Canne di metallo

Dopo il lavaggio con acqua corrente, i corpi sonori sono stati singolarmente rimessi in forma per mezzo di forme cilindriche in legno e in ferro e battitori in legno e cuoio; è poi seguita la fase del rilievo delle misure (lunghezza corpo, circonferenza, larghezza e altezza bocca, spessore anima) con riordino e controllo della giusta collocazione dei corpi sul somiere. Si è passati quindi alla saldatura degli squarci sulla sommità e, in qualche caso, all’allungamento dei corpi con integrazione in lastra omogenea rispetto a quella antica per spessore e composizione della lega. Le vernici color rame e argentone sulle canne di facciata sono state rimosse in quanto non originali. Si è infine avviato il recupero delle caratteristiche di intonazione con la  prima fase dell'intonazione a bocca.

 

Somieri

Il somiere maestro e il somiere di basseria sono stati aperti completamente e puliti. Tutte le parti lignee sono state disinfestate; le parti tarlate sono state consolidate con Paraloid B72 e stuccate con Araldite SV427. I ventilabri in abete sono stati spellati, puliti, controllati nelle planarità e reimpellati con pelle di montone. I chiodi in ferro della coperta, pesantemente ossidati e troppo friabili, sono stati sostituiti da nuove viti in ferro a testa tonda a taglio. Le polpette disconnesse in coperta sono state rincollate, le molle dei ventilabri disossidate e protette alla superficie da un convertitore di ruggine, i tiranti in ottone interni alla segreta ricostruiti.

 

Crivello

Il crivello è stato pulito, disinfestato e stuccato ove necessario; sono state effettuate integrazioni in essenza lignea omogenea in corrispondenza di zone manomesse per ospitare canne lignee quadrate al posto di quelle metalliche originali.

 

Canne di legno

Le canne di legno sono state accuratamente pulite e disinfestate; si è provveduto alla impermeabilizzazione interna e riparazione delle fessure e degli spacchi facendo uso di colla animale, pelle e Araldite SV427; si sono rincollati i labbri e i piedini distaccati; si è ripristinata l'altezza originaria dei suoni per mezzo di applicazione di lastrine di piombo sulla sommità dei corpi.

 

Manticeria

I due mantici a cuneo sono stati aperti, spellati, puliti e disinfestati; le stecche in faggio, pesantemente attaccate dal tarlo, sono state stuccate con Araldite SV427 o ricostruite se irrecuperabili. Dopo la pulitura, disinfestazione e stuccatura delle valve si è passati al reimpellaggio: le stecche sono state incernierate con pergamena nelle pieghe interne e pelle ovina a concia naturale in quelle esterne, secondo quanto riscontrato in origine; il fissaggio delle stecche alle valve e la chiusura finale dei mantici con rombi, lunette e strisce copricoda è stato effettuato in pelle ovina. Le stanghe di azionamento e i vari elementi che compongono la canalizzazione del vento sono stati puliti, trattati con antitarlo e, dove necessario, stuccati con Araldite SV427 o reintegrati con innesti di essenza lignea omogenea.  Per l'alimentazione del vento è stato installato un nuovo elettroventilatore provvisto di valvola di autocompensazione; il sistema non preclude la possibilità dell'azionamento manuale dei mantici.

 

Meccanica dei registri

I pomelli, tiranti e catenacci che compongono la meccanica dei registri presentavano un discreto livello di ossidazione; si è provveduto alla disossidazione tramite spazzole metalliche e protezione alla superficie mediante l’applicazione di un convertitore di ruggine.

 

Tastiera, pedaliera, catenacciatura

La tastiera è stata pulita, disinfestata e stuccata con Araldite SV427 ove necessario. Sono stati ricostruiti i frontalini e le copertine mancanti sulla base di quelli presenti, così come la serrandina dei tasti, assente allo smontaggio. I laschi in corrispondenza delle guide sono stati ridotti. I tasti diatonici sono stati ravvivati e protetti alla superficie con gommalacca, i cromatici con mordente nero e inchiostro bianco. Il telaio è stato pulito e disinfestato nella parte lignea, disossidato e protetto in quella metallica. Sull’ultimo tasto (DO5) è stata trovata un’iscrizione a inchiostro in cui è leggibile la data 1785.

La catenacciatura della tastiera è stata disossidata completamente e protetta alla superficie. I tiranti in ferro sono stati riproposti in quanto eccessivamente ossidati.

La pedaliera è stata pulita, disinfestata e stuccata ove necessario; sono state effettuate integrazioni a legno in corrispondenza di zone lacunose; i pedali e il telaio sono stati protetti alla superficie con gommalacca. Il collegamento alla tastiera è stato effettuato tramite fettuccia bianca.

 

Tutti gli elementi sono stati trasportati in chiesa dove si è proceduto al rimontaggio; si sono portate quindi a compimento le fasi finali dell'intonazione e dell'accordatura. Un buon numero di canne metalliche ha fornito l’indicazione per il corista, fissato a 406 Hz per il La3; la pressione idonea è stata individuata in 48 mm in colonna d’acqua. Non avendo riscontrato dati coerenti sul temperamento, si è optato per il mesotonico da 1/4 di comma, largamente utilizzato in Italia meridionale nei secoli XVII e XVIII.

 

Nicola Canosa

 

Torna su

home