In cantoria lignea posta “in cornu epistolæ”.
Lo strumento è racchiuso in una cassa lignea dipinta e decorata con fregi intagliati e dorati. La facciata è composta da 31 canne in stagno disposte a cuspide su tre campate (11 – 9 – 11).
La tastiera ha l’estensione di 45 tasti con prima ottava “scavezza”. I tasti diatonici sono ricoperti in bosso con frontalino scolpito pure in bosso, mentre i tasti cromatici sono in noce ricoperto di ebano. La pedaliera comprende un’ottava completa di otto tasti.
I registri sono azionati da pomelli metallici a tiro disposti su due file verticali al alto destro della tastiera:
Principale
Ottava
Decimaquinta
Decimanona
Vigesima Seconda
Vigesima Sesta
Vigesima Nona
Voce Umana
Flauto in XII
Flauto in VIII
Tiratutti
Contrabbasso (senza comando di registro – suonabile sia dalla tastiera
che dalla pedaliera. E’ costituito da otto canne in abete)
Accessori: Uccelliera
Zampogna in Sol
Zampogna in Fa
Il somiere maestro è in noce, “a tiro”, con 45 ventilabri e 10 stecche di registri, corrispondenti ai seguenti registri a partire dalla facciata:
Principale
da Do 1 a Fa 1 in legno, non comandante
Voce umana
con accordatura “crescente”
Ottavino
da Do 1 a Fa 1 in legno, non comandante
Decimaquinta
Flauto in XII
Decimanona
Vigesima Seconda
Vigesima Sesta
Vigesima Nona
Flauto in VIII
su aggiunta posteriore al somiere realizzata in antico.
La manticeria è costituita da due mantici a cuneo con azionamento manuale mediante stanghe di legno.
Un’iscrizione dipinta sul fronte della cassa riporta con buona evidenza il nome dell’autore e l’epoca di costruzione.
Vi si legge:
RDS DNS JOSEPH RUBINO CASTILANETEN
HOC OPUS FECIT ANNO DOMINI 1749
la dicitura è ripetuta in rosso, su una striscia di carta incollata sotto la cornice semicircolare posta alla base della campata centrale.
Un’ analisi più attenta rivela che lo strumento fu “rifatto” dal Rubino nel 1749 conservando però molti importanti elementi appartenenti con probabilità ad un più antico organo che già esisteva in chiesa. Si può notare, ad esempio, la mancata uniformità stilistica della parte superiore della cassa rispetto alla base, certamente più antica.
E proprio sulla parte inferiore alcuni graffiti, che si possono ancora individuare con qualche difficoltà, sono rivelatori.
Riportano nomi di organisti e riparatori, certo poco rispettosi dell’opera per aver inciso i loro nomi su una superficie dipinta, ma che ci forniscono una testimonianza interessante.
Questi sono i testi di alcune iscrizioni:
D. Franco Am.o Lasala M.ro
d’organi a 20 di giugno
1685
Am.o Novelli
organista 1736
e 1737....
..a ne Laboris
una data: 1735
un nome senza data: S.D. co Ludovico Giordano
E’ chiaro dunque che l’intera parte inferiore della cassa e forse anche altre componenti appartengono ad uno strumento precedente al 1685.
L’analisi particolareggiata delle canne compiuta in sede di restauro ha messo in luce altre interessanti particolarità. Anzitutto la facciata, intaccata in modo profondo dal processo di cristallizzazione che comunemente si definisce "cancro dello stagno”, sembra essere molto antecedente rispetto all’epoca del Rubino (1749). E anche le canne interne di piombo farebbero pensare in base alle tecniche costruttive e allo stato di ossidazione, ad una loro collocazione almeno nel 1600 se non adirittura nel 1500. Si può quindi pensare ad un riutilizzo parziale di canne più antiche da parte del Rubino e l’ipotesi sembra confermata dall’esame delle canne del Flauto in XII, antiche ma di fattura diversa rispetto al resto del corpo fonico.
La pedaliera, originariamente non presente, fu introdotta forse dal Rubino e collegata ad un somiere con 8 canne in legno posto di retro all’organo. Da segnalare inoltre la presenza di un”’uccelliera”, ovvero di un congegno costituito da alcune canne immerse parzialmente in una vaschetta con acqua, che quando suonano riproducono l’effetto del cinguetf io di uccellini. Questo elemento, di cui sono state ritrovate tracce, è stato ricostruito. Originali sono invece due rare zampogne con tuba di legno molto arcaica.